Ok, è la solita storia: lui è ormai perduto, una povera cosa sul viale del tramonto, ma poi incontra lei e la vita sembra offrirgli una seconda chance. E lui la prende, questa seconda occasione, e fa di sè stesso a better man. Fine.
E poi c'è Jeff. Bridges. Ponti. D'oro. 60 anni fatti due mesi fa. La speranza delle cellule che non vogliono invecchiare. E non solo; che vogliono anche restare brillanti, vivaci, piene di sense of humor, di distacco, di fedeltà nei confronti della stessa moglie da 32 anni, dell'essere sexy, del farsi beati cazzi suoi.
Il cuore di Crazy Heart batte perchè c'è lui, altrimenti era solo una sequela di paesaggi meravigliosi, di qualche canzone gradevole nonostante sia country music (e si sente che non è la solita roba da bovari ma qualcosa di più raffinato, fatto apposta per il film). All'inizio Jeff ricorda un po' "Drugo" Lebowski, certo, ma poi capisci che è il personaggio che lo richiede, non lui che non sa fare altro.
Poi, per chi ama il genere, c'è anche Colin Farrell, ma io non amo il genere. Altro genere odioso è quello del bambino figlio della protagonista, un orrendo bamboccio con la faccia identica all'ultimo Elvis, quello gonfio di alcol e pasticcone per intenderci. Mancava il sudore da concerto e poi c'era tutto. Invece Maggie Gyllenhaal, verso la quale nutro a priori sentimenti di simpatia, oltre che di invidia per le sue anche ossute, secondo me non brilla quanto le critiche americane vogliono farci credere, tanto da essere nominata per l'Oscar come migliore attrice non protagonista. Ma forse risente del doppiaggio, non so che dire.
Jeff invece il suo Oscar se l'è meritato e da tesoruccio qual è l'ha dedicato ai genitori e alla moglie, ma si può...
C'è un momento del film in cui dimostra di essere un grande attore. Mentre parla con un altro, fa risalire il lunotto posteriore della sua jeep e, mentre chiacchiera, accompagna con la mano il vetro che sale, imprimendo una leggera pressione. Un gesto di una tale maestria, cura e naturalezza che da solo vale l'Oscar.
C'è un altro Oscar per il quale non c'è stata nomina e che avrebbe riscosso la mia totale approvazione. Quello per i costumi. Vorrei sapere chi è il genio che ha scovato i pantaloni in tessuto sintetico che indossa Jeff per quasi tutto il film. Valgono l'acquisto del biglietto.

Anche io sentendo Jeff Bridges ringraziare per l'Oscar ho pensato che forse era un discorso che stava nel suo cassetto da anni. Ma poi ho voluto credere che fosse una provocazione, chessò, magari in onore dei suoi personaggi anti-tutto.
RispondiEliminaL'ideatore di costumi è Doug Hall (http://www.imdb.com/name/nm0355521/).